Covid-19

Terzo comunicato del Superiore Generale all' Ordine


Roma, 30 marzo 2020

COVID – 19 (3)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio


Carissimi, ancora una volta mi rivolgo a voi per farvi sentire la vicinanza di tutta la nostra Famiglia e per aggiornarvi sulla situazione delle Case dell’Ordine relativamente alla pandemia da Covid-19, che continua ad avanzare e a diffondersi in quasi tutti i Paesi.

I mezzi di comunicazione ci informano ogni giorno su come si sta propagando la pandemia. Fino ad oggi sono stati registrati oltre settecentomila contagi, trentaquattromila morti e centoquarantanovemila guariti. Gli Stati Uniti sono la nazione che attualmente ha il maggior numero di contagi, ma è in Europa che la pandemia si sta diffondendo con maggior forza e con un numero molto alto di morti, in particolare in Italia e Spagna, seguite da Francia, Germania e da altri Paesi. Purtroppo il virus sta arrivando in tutti i continenti, come già dicevo la settimana scorsa, e pertanto si stanno adottando misure preventive molto restrittive. La Cina è l’unico Paese in cui sembra che il virus stia regredendo, e quindi si stanno allargando le maglie delle misure restrittive. Questa situazione sta provocando una forte crisi sanitaria, della quale non riusciamo ancora a determinare la portata, ma anche una crisi economica e sociale molto grave.

Per quanto riguarda i Centri e le Case dell’Ordine, e tenendo conto delle informazioni di cui disponiamo sino ad oggi, la situazione più preoccupante continua ad essere in Italia e in Spagna, anche se, come ho detto, in tutti i Paesi in cui l’Ordine è presente si stanno verificando casi di Covid-19 e si stanno adottando le misure del caso, o perlomeno così ci auguriamo.

Non ci sono Confratelli contagiati nelle Case dell’Ordine, ad eccezione di un Confratello italiano che è risultato positivo al coronavirus e 14 Confratelli in Spagna, anch’essi risultati positivi. La maggior parte di loro sono in isolamento nelle Comunità, mentre alcuni sono ricoverati in ospedale.

Per quanto riguarda invece i nostri Collaboratori, sebbene non disponiamo di un’informazione precisa di tutte le Province, posso dire che attualmente sono circa 280 quelli che sono risultati positivi. Ciò sta creando delle tensioni in alcuni Centri, a causa soprattutto della mancanza di personale, perché bisogna tenere presente che altri Collaboratori devono essere messi in quarantena per essere stati a contatto con una persona positiva al virus.

Un certo numero di pazienti sono morti nelle nostre Case a causa del Covid-19, soprattutto in alcuni ospedali che, su richiesta delle Amministrazioni pubbliche, stanno assistendo malati con il coronavirus. Relativamente ai Confratelli, sono due quelli che sono morti: uno di 97 anni, come vi avevo già detto la scorsa settimana, e l’altro di 88. La morte degli altri Confratelli di qualche giorno fa non è da addebitarsi al virus. Sono stato poi informato della morte di un Collaboratore italiano, che era in congedo dal lavoro, e che risulta essere l’unico.

Mi rivolgo nuovamente ai Confratelli e ai Collaboratori che in questi giorni stanno dando il meglio di sé per assistere i malati e i loro familiari, nella lotta contro questa pandemia. Sappiamo che lo state facendo in condizioni molto difficili, soprattutto nei Paesi più colpiti, per la scarsità di materiale e per il numero elevato di malati che arrivano negli ospedali. Ancora una volta vi diciamo: grazie! San Giovanni di Dio vi sostiene e vi accompagna con la sua presenza e la sua intercessione.

Lo scorso venerdì, 27 marzo, Papa Francesco ha presieduto un momento straordinario di preghiera, in una piazza San Pietro deserta. Da qui ha impartito la benedizione urbi et orbi a motivo di questa pandemia. Dopo aver letto un brano del vangelo di San Marco, ha pronunciato delle parole veramente profonde ed illuminanti. Riporto soltanto alcuni paragrafi, per la nostra Famiglia di San Giovanni di Dio:

 “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che ci alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, «gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi» (cfr 1 Pt 5,7).

Ringrazio i Superiori Provinciali per le informazioni che ci stanno inviando, e li invito a continuare a farlo.

La situazione è molto difficile, e non sappiamo fino a quando durerà. Come ci dice Papa Francesco, non dobbiamo avere paura, alimentiamo la nostra fede e la nostra speranza nel Signore, mettiamo al servizio dei malati e di quanti si trovano nel bisogno il meglio di noi, l’ospitalità, così come da sempre hanno fatto i nostri Confratelli, e seguendo l’esempio del Fondatore, San Giovanni di Dio. Aiutiamoci tra di noi nelle Case, tra Case di una stessa Provincia, e tra Province della Regione di appartenenza. La soluzione a questo problema non è individuale, dobbiamo cercarla tutti insieme, collaborando e mettendo ciò che abbiamo al servizio degli altri. E’ anche il momento di lottare in rete contro questa pandemia. Nessuno tenga niente per sé, di fronte alle necessità degli altri.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia. Affidiamo al Signore i nostri Confratelli, Collaboratori e familiari che sono morti, e quanti sono rimasti colpiti dal virus.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

 

Fra Jesús Etayo, O.H.

Superiore Generale




Roma, 23 marzo 2020

COVID – 19 (2)

 

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio


Carissimi, una settimana dopo la mia prima comunicazione, vi invio alcune informazioni aggiornate sulle Case dell’Ordine in relazione alla pandemia da coronavirus, che purtroppo continua ad diffondersi in tutto il mondo.

Dai mezzi di comunicazione avete appreso come il virus si stia diffondendo, e come siano sempre di più le persone contagiate. In questo momento l’epicentro continua ad essere l’Europa, dove in pratica quasi tutti i Paesi sono colpiti ed hanno adottato delle misure di contrasto sempre più restrittive. L’Italia e la Spagna, seguite da Francia, Germania e Regno Unito, sono le nazioni che registrano il maggior numero di contagiati e di morti, soprattutto le prime due, dove i numeri delle persone contagiate e di quelle decedute stanno raggiungendo livelli impensabili, e il peggio è che ancora non si sa quando inizieranno a diminuire. In alcune zone il sistema sanitario locale è al limite della saturazione, e ciò rende tutto più difficile.

Fuori dall’Europa, negli Stati Uniti i casi stanno crescendo, così come in Canada, mentre in quasi tutti i Paesi dell’America Latina e della zona Caraibica si stanno adottando misure severe per prevenire i contagi, anche se si sono già verificati alcuni casi.

In Asia sembra che si stia riuscendo a controllare la situazione in Cina e anche in Corea del Sud, ma continuano a rimanere in vigore severe misure restrittive. Anche negli altri Paesi asiatici, in Australia e nella zona del Pacifico, si stanno adottando misure restrittive, perché si sono verificati i primi casi di contagio.

La pandemia purtroppo sta arrivando in Africa, dove si sta chiedendo a tutti i Paesi di adottare le stesse misure per evitare la diffusione del virus, anche per le ulteriori difficoltà che ci possono essere.  Molte nazioni si stanno già muovendo in questo senso, e speriamo che la possano contenere.

Relativamente ai Centri e alle Case dell’Ordine, e tenendo conto delle informazioni che abbiamo ricevuto fino a questo momento, vi aggiorno come segue. 


Non ci sono Confratelli né Collaboratori contagiati nelle Case dell’Ordine, ad eccezione di:


Italia: Per il momento nessun Confratello è contagiato, ma lo sono alcuni Collaboratori della Provincia Lombardo-Veneta e dell’Ospedaleall’Isola Tiberina. Per il momento il problema più grave è al nord, dove i servizi sanitari sono vicini alla saturazione. Il nostro ospedale di Erba è quello che sta soffrendo di più in questo senso; gli altri Centri per il momento stanno meglio.


Spagna: E’ dove attualmente ci sono più colpiti. Un Confratello di 97 anni è morto a causa del coronavirus e ci 9 sono contagiati, tra Confratelli delle tre Province e una religiosa che lavora in uno dei nostri Centri. Per il momento stanno bene e non hanno bisogno del ricovero ospedaliero, alcuni sono asintomatici. In quanto ai Collaboratori, sono un centinaio quelli risultati positivi al Covid-19.  Madrid continua ad essere il punto più critico, seguito dalla Catalogna e dai Paesi Baschi. I nostri Centri stanno facendo un grande lavoro, in coordinamento con le Amministrazioni Pubbliche, e in alcuni sono ricoverati malati con il coronavirus.


Austria: La situazione qui è più contenuta, ma al 19 marzo risultavano almeno sei Collaboratori contagiati.

Bisogna poi tenere presente che le persone contagiate, Confratelli e Collaboratori, provocano un numero importante di altre persone che devono essere poste in quarantena o in isolamento.

Chiedo a tutti di unirci nella preghiera con la Chiesa e con l’intera Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio, per chiedere al Signore la guarigione di tutte le persone colpite dal virus e in modo speciale per i membri della nostra Famiglia, Confratelli e Collaboratori, che sono stati contagiati.

A nome dell’Ordine, voglio ringraziare i Confratelli e i Collaboratori che in questi giorni stanno dando il meglio di sé per assistere i malati e i loro familiari nella lotta contro questa pandemia. Siamo molto orgogliosi di voi, perché ancora una volta state facendo risplendere il carisma e la missione di ospitalità, andando ben oltre i discorsi e le parole: con il vostro impegno, molte volte spinto al limite, sforzandovi di sorridere anche quando non ne avete voglia, con la vostra continua ricerca di risorse e di mezzi per curare e assistere al meglio i malati, come buoni samaritani, come tanti San Giovanni di Dio che si moltiplicano per il bene di chi soffre, di chi ha paura, dell’anziano spaventato e del giovane preoccupato. Per questi malati siete l’Arcangelo Raffaele che porta la consolazione e l’amore di Dio, la tenerezza e l’umanità. Grazie! Per ciò che state facendo meritate gli applausi di tutti, quegli applausi spontanei che la gente vi rivolge in molti luoghi. Sappiamo che il Signore non si dimentica di noi, e per questo abbiamo la speranza e la fiducia che vinceremo questa battaglia.

In alcuni Paesi il virus non è ancora arrivato, o perlomeno ha contagiato poche persone. Chiedo ai Confratelli e ai Collaboratori, qualora non lo avessero già fatto, di adottare quanto prima le necessarie misure preventive nei Centri e nelle Comunità. Questa pandemia si sta rivelando più dura di quanto si immaginava, e ancora non sappiamo per quanto tempo durerà. Esorto tutti ad adottare le misure indicate dalle autorità e quelle che, per esperienza, sappiamo essere necessarie. Lo ricordo in particolare ai Paesi africani, che hanno già vissuto l’esperienza dell’ebola. Attivatevi subito e adottate tutte le misure e i protocolli del caso, guardando a quella difficile e triste esperienza.

Siamo nel tempo della Quaresima, e in cammino verso la Pasqua. Viviamo questo momento liturgico con il dolore e la tristezza che accompagnano la sofferenza provocata dalla pandemia, ma con la speranza nel Signore della Vita e la fiducia che, con il Suo aiuto, supereremo questi difficili momenti.

Rinnovo l’esortazione ai Superiori Provinciali e Locali di adottare le misure necessarie nelle Province e in ogni Comunità per evitare i contagi, includendo anche la cancellazione degli incontri comunitari, di qualsiasi tipo essi siano.

Ringrazio i Superiori Provinciali per le informazioni che ci stanno inviando su come l’epidemia sta colpendo ogni Provincia. Continuate a mandarci notizie aggiornate, perché in questo modo potremo a nostra volta informare tutto l’Ordine e soprattutto esservi più vicini. 

Sono momenti difficili, e le cose sembrano peggiorare ancora. Con le dovute precauzioni e sempre rispettando le norme, con cura e attenzione, è anche l’ora dell’Ospitalità, di metterci a disposizione degli altri, di servire con l’esempio, così come fecero coloro che sono venuti prima di noi. Ricordo in particolare San Giovanni Grande, che nel 1600 morì a Jerez de la Frontera (Spagna) dopo aver contratto la peste, portando l’ospitalità alle estreme conseguenze, così come fecero di recente i nostri Confratelli che sono morti a causa dell’ebola.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

 

Fra Jesús Etayo, O.H.

Superiore Generale




A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

 

Carissimi, vi saluto cordialmente sperando che stiate bene. Con la presente desidero informarvi della situazione che sta creando la pandemia del coronavirus, particolarmente nelle Case dell’Ordine.

Come sapete, questa pandemia ha avuto inizio in Cina, e le prime notizie sono arrivate alla fine di dicembre dello scorso anno. Purtroppo si è propagata rapidamente in altri Paesi, come Corea del Sud e Iran; quindi è arrivata in Europa, che attualmente è considerata come l’epicentro della pandemia. Anche se con meno casi, poco a poco si sta estendendo ad altri Paesi di Oceania, America e Africa. Sicuramente lo state seguendo attraverso i mezzi di comunicazione. Oltre a un numero importante di contagi, la pandemia sta provocando molti morti.

Per quanto attiene all’Ordine, la situazione è la seguente, in base ai dati di cui disponiamo attualmente:

 

Cina: non ci sono Confratelli colpiti nell’unica comunità che abbiamo, quella di Yanji. Da diversi giorni però non abbiamo notizie di Fra Joseph Han, scolastico di nazionalità cinese, che i primi giorni di febbraio si trovava in isolamento a Pechino. Il Superiore di Yanji sta facendo il possibile per mettersi in contatto con lui, ma purtroppo fino ad ora senza successo.

 

Corea del Sud: ci sono stati molti contagiati, ma nessuno tra i Confratelli, e secondo le notizie di cui disponiamo neanche tra i Collaboratori.

 

Italia: la situazione è molto difficile. Al momento non risultano contagiati tra i Confratelli, mentre ce ne sono tra i Collaboratori e anche tra i malati assistiti in alcuni nostri Centri. Specialmente nella zona del Nord Italia, e pertanto quella della Provincia Lombardo-Veneta, la situazione è critica e rischia di portare al collasso il sistema sanitario. Per il momento a Roma e nell’area della Provincia Romana (centro e sud Italia), le cose vanno un po’ meglio, anche se ci si aspetta un aumento dei contagi nei prossimi giorni. Il Governo ha rivolto un appello ai cittadini a rimanere a casa. Nella Curia Generalizia stiamo bene; praticamente tutti i Collaboratori stanno lavorando da casa, così come stanno facendo molti altri Collaboratori dei Centri, sia per il tipo di lavoro che svolgono, sia perché costretti ad un isolamento obbligatorio.

 

Spagna: in questi ultimi giorni la situazione si è complicata, e si delinea un andamento simile a quello dell’Italia. Per il momento, un Confratello della comunità di Ciempozuelos è risultato positivo, ma sta bene e segue i protocolli medici. Un buon numero di Collaboratori sono stati contagiati o sono in isolamento, specialmente in alcuni Centri di Madrid e di Barcellona, due tra i focolai più grandi in Spagna.

 

Altri Paesi europei: la situazione non è uguale dappertutto, ma sta crescendo il numero dei contagiati, specialmente in Germania, Francia e Regno Unito. Per il momento non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Stati Uniti e Canada: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Oceania: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

America Latina: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Africa: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Altri Paesi + Asia-Pacifico: non abbiamo notizie di persone contagiate nelle Case dell’Ordine.

 

Queste sono le informazioni che vi possiamo dare in questo difficile momento, causato dalla pandemia del coronavirus. I dati, come in altre situazioni del genere, sono provvisori e cambiano molto rapidamente. Chiedo a tutti di essere prudenti e di rispettare le norme e i protocolli che i diversi Paesi stanno emanando per proteggersi dal virus.

 

Allo stesso modo, chiedo a tutti Superiori Provinciali, laddove lo considerino opportuno e necessario, di dare norme precise per le Case, i Confratelli e le Comunità, per poter frenare il contagio in una duplice direzione: non contagiarsi e non contagiare gli altri. Ciò potrebbe comportare il dispensare i Confratelli da determinate attività, come ad esempio riunioni e incontri comunitari. Ove le Comunità sono formate da molti Confratelli, si può dispensare dalla preghiera comunitaria e persino dalla partecipazione all’Eucaristia, qualora fosse necessario.

 

Sono momenti veramente difficili, perlomeno nei luoghi in cui la pandemia si sta manifestando in modo più forte. Come Fatebenefratelli, i nostri Centri devono essere disponibili e preparati al meglio per aiutare e collaborare con la società a combattere questa pandemia. I Confratelli che in modo diretto non si possono dedicare all’assistenza, intensifichino la preghiera personale e se è possibile quella comunitaria, pregando il Signore attraverso l’intercessione di San Giovanni di Dio, per i malati, per quanti stanno morendo e per gli operatori sanitari e non sanitari che stanno lavorando senza sosta per curare e assistere i malati.  

 

Chiedo a tutti, Confratelli e Collaboratori, di salvaguardare la propria salute rispettando le norme previste in questi casi, e mi rivolgo soprattutto ai Confratelli anziani e alle persone a rischio, specialmente nelle zone più colpite. Vi esorto a rimanere a casa e a seguire le indicazioni dei Superiori, anche qualora esse dovessero risultare gravose.

 

I Superiori Provinciali sono invitati a informarci periodicamente sulla situazione della loro Provincia, affinché possiamo conoscere la realtà globale dell’Ordine e nello stesso tempo informare tutta la Famiglia Ospedaliera.

 

Sono momenti duri per il mondo, ed è proprio in questi momenti che siamo chiamati a tirar fuori il meglio di noi: l’ospitalità, la generosità, la collaborazione e la dedizione, per vivere sì con preoccupazione, ma sempre con fede e speranza nel Signore, che condivide la nostra sofferenza. In Lui riponiamo la nostra fiducia e la nostra speranza, per poter superare il difficile momento che stiamo vivendo e che, a parere degli esperti, non si concluderà a breve.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

  

 

Fra Jesús Etayo, O.H.

Superiore Generale

 

 

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